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Cosa significa «n.d.» nella tabella nutrizionale (e perché non è zero)
Chi legge una tabella dei valori nutrizionali incontra prima o poi la sigla «n.d.», un trattino o una casella vuota. Non è una dimenticanza né uno zero mascherato: quel valore non è mai stato misurato per quell’alimento. La banca dati svizzera dell’USAV dichiara apertamente questi vuoti. Ecco cosa significano queste sigle, e perché nessuna media viene inserita al loro posto.

«n.d.» significa «non disponibile», non zero
Nelle tabelle nutrizionali la sigla «n.d.» si scioglie in «non disponibile», e in alcune tabelle italiane in «non determinato» o «non dosato». Il senso resta lo stesso: per quella coppia alimento e nutriente non è stato pubblicato alcun valore. La sigla descrive lo stato delle conoscenze, non la composizione: né lo zero né la presenza sono dimostrati.
Scriverci uno zero sarebbe un’affermazione di fatto. Uno zero significa «misurato, non rilevato alla soglia adottata»; una casella vuota significa «mai misurato». Sullo schermo si somigliano, ma il loro valore di prova è diverso.
Le notazioni cambiano da una tabella all’altra: la banca dati svizzera scrive piuttosto «non indicato», altre tabelle usano un trattino, «n.b.» oppure «k.A.». Uno stesso trattino significa «nessun dato» qui e «non contenuto» altrove: fa fede la legenda di ogni tabella.
A, E, C: le sigle che dicono da dove viene ogni cifra
Ogni valore mostrato su una scheda datafood porta una sigla di origine, ripresa dalla banca dati dell’USAV:
- A: valore analizzato, frutto di una misura di laboratorio.
- E: valore stimato, ripreso da un alimento molto simile o da una fonte documentaria.
- C: valore calcolato, a partire dagli ingredienti di una preparazione o per conversione.
Sui 26570 valori pubblicati, il 34% è analizzato, il 14% stimato e il 53% calcolato. Una verdura cotta mostra molte C, perché la cottura è modellizzata dal crudo; un prodotto grezzo concentra le A. La sigla non divide le cifre in buone e cattive: dice quale grado di certezza accompagna la lettura.
Tracce, «inferiore a», n.d.: tre vuoti diversi
Nella banca dati convivono tre notazioni diverse:
- tracce: nutriente rilevato, in quantità troppo piccola per essere quantificata. È il caso di 235 valori.
- inferiore a: tenore situato sotto una soglia di quantificazione, senza essere nullo. 144 valori portano questo segno.
- n.d.: nessun dato per quel nutriente. 182 valori restano aperti.
La scheda Mandorla illustra il secondo caso per la vitamina C, Albicocca, cruda il primo per il sodio, Emmentaler, grasso di nuovo la vitamina C. La notazione originale viene conservata, mai tradotta in un numero.
Quello che datafood non fa con una casella vuota
Tre gesti sono esclusi dalla banca dati: colmare un vuoto con la media della famiglia, ricopiare il tenore di un alimento vicino, trattare «mai misurato» come uno zero.
La ragione è statistica. In chimica analitica un risultato sotto il limite di rilevamento è un dato censurato: contarlo come zero abbassa le medie e falsa le stime di apporto.
La regola si vede nelle classifiche per tenore di vitamina D: un alimento senza valore noto non vi compare, per mancanza di una cifra confrontabile, non perché il suo tenore sia nullo. Il comparatore segnala le caselle senza dati invece di contarle come zero.
Etichetta nutrizionale e banca dati: due mondi
La dichiarazione nutrizionale stampata su una confezione e una tabella di composizione non seguono le stesse regole. L’etichetta dipende dal diritto alimentare: elenco chiuso di nutrienti obbligatori, valori medi con tolleranze, arrotondamento a zero sotto una certa soglia, vitamine e minerali dichiarabili solo da una quantità significativa. Nessun testo impone «n.d.»: la sigla resta una convenzione delle tabelle di composizione, per questo compare nelle banche dati e quasi mai sulle confezioni.
Da qui una domanda frequente: perché la somma delle righe non dà il peso dell’alimento? Perché l’acqua, i minerali totali, gli acidi organici e altri composti non figurano tutti nell’elenco. Una tabella nutrizionale è una selezione di nutrienti documentati, non una scomposizione esaustiva.
Leggere una scheda con le sue lacune
La banca dati copre qui 1216 alimenti generici, suddivisi in 19 famiglie, con 22 nutrienti per scheda. Nessuna scheda è completa.
Tre punti di riferimento per la lettura: la sigla A, E o C prima di citare una cifra; la distinzione fra casella vuota e zero visualizzato; la copertura del nutriente prima di ogni confronto. Il calcolatore di porzioni segue la stessa regola: un valore assente viene segnalato ed escluso dal totale, mai completato.
Fonti, convenzioni di notazione e trattamento dei valori mancanti sono descritti nella metodologia; le schede sono elencate nell’indice degli alimenti.
